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Liutai antichi e moderni: note critico-biografiche, 1885
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1nell’accompagnamento dei salmi o delle marce religiose; si suonavano all’aria aperta e camminando, quindi non v’era da guardar tanto alla loro qualità.
3I suoi violini sono migliori, e specialmente quelli che fece a Cremona, quando lavorava ancora nell’officina della famiglia, e si serviva dei cartelli del padre o di suo fratello Giuseppe. Fra questi violini ve ne sono dei perfetti ed il loro tipo, come ho già detto, non somiglia nè a quelli del padre nè a quelli del fratello, e vi si scorge sempre la sua maniera, che è caratteristica.
5Pietro Guarnieri cominciò molto meglio di quello che poi seguitasse, e volendo migliorare fece peggio, cosa per altro non nuova nè rara. Ed io posso ben stabilire tale confronto fra un violino del 1690 ed un suo violoncello fatto a Mantova nel 1739, perchè posseggo ambidue questi strumenti.
7A Mantova egli andò escogitando diversi mutamenti e ideò fra le altre cose di fare una specie di contorno, direi quasi uno sguscio che segue il disegno dei margini, e senza avvedersene ottenne per effetto d’impicciolire gli strumenti, essendo cosa certa che oltre quell’incavo la voce non si spande. La novità non è nemmeno di bella apparenza, nè si capisce perchè l’abbia fatta.
9Fece pure dei tentativi per cambiare la regola della situazione delle \( ff \) e le mise molte volte più basso del punto regolare, e anche in questo non fece altro che rendere difettosi degli strumenti che senza tale mutazione sarebbero stati perfetti. È un peccato che sia così, perchè se egli avesse posto mente a non cadere nella esagerazione delle forme e meglio si fosse curato delle proporzioni, sarebbe giunto a quella stessa eccellenza cui pervennero i parenti.
11Si servì sempre di materiali bonissimi e di ottimo legno,
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