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Liutai antichi e moderni: note critico-biografiche, 1885
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1anche la loro solidità e ne migliora la voce. Penetrando colla sega dalle due parti obliquamente fino al centro del tronco, in modo da ricongiungere i tagli ad angolo, si traversano tutte le diverse zone legnose, e si stabilisce un compenso fra la maggiore o minore resistenza e compattezza dei vasi di ciascuna delle dette zone, ciò che certamente non avviene col taglio verticale.
3Lo Stradivari ebbe pure per consuetudine di servirsi dello stesso tronco d’acero per fare le fasce, e di segare il legno nello stesso senso, in guisa che le loro venature combaciano quasi con quelle dei fondi. Cosa bellissima a vedersi, e utile pure alla elasticità e alla resistenza perfettamente omogenea di tutte le diverse parti della cassa d’uno strumento.
5Non soltanto egli curò tanto bene il lavoro all’esterno, ma condusse pure in modo ammirevole il lavoro interno delle casse, e non trascurò nulla nemmeno nei particolari più nascosti. Le controfasce, gli zocchetti, i tasselli, tutto è perfetto e finito con cura esattissima.
7Qualche volta si è servito d’altri legni per le sue controfasce e per lo più d’una specie di salice, leggerissimo e resistente a un tempo, che cresce comunemente in Lombardia vicino ai fiumi.
9Fece pure dei violini piccolissimi, i quali servivano ai maestri da ballo che li portavano nella tasca (pochettes) ed anche questi balocchini sono sonori ed intonati. Il Clapisson ne ebbe uno, e nel 1858 scrisse apposta una gavotta in una scena della sua operetta Les trois Nicolas, in cui si figurava una lezione di ballo. Il Croisille suonava dall’orchestra sopra questo strumentino ed entusiasmava l’uditorio tutte le sere. Il Tarisio comprò questa pochette in Lombardia e la vendette al liutaio Silvestre di Lione, il quale nel 1840 la rivendette al Clapisson,
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