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Liutai antichi e moderni: note critico-biografiche, 1885
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1lui e da Nicola loro zio, si converrà che essi non dovettero essere iniziati nel mestiere prima del 1620, e che se pure Andrea fosse morto presso a poco in quel giro di tempo, ne risulterebbe che non lavorò meno di quarant’anni. Ciò nella più limitata fra le ipotesi, e quindi non si capisce come sieno sparite le sue opere con le altre del suo fratello Nicola, ovvero come in tanti anni di lavoro sociale questi fratelli non abbiano prodotto di più.
3Se poco possiamo dire del lavoro di Andrea e Nicola Amati, e se parlando di loro dobbiamo restringerci nelle ipotesi più o meno concludenti, potremo entrare in particolari più precisi parlando ora delle opere di Antonio e di Girolamo, delle quali, sebbene in numero scarso, se ne trovano delle ben conservate. Questi lavori, stupendi sotto tutti i riguardi, ci aiutano anche a giudicare indirettamente del merito di Andrea e di Nicola Amati, e d’altra parte l’eccellenza dei principii fondamentali della loro scuola fu riconosciuta dai contemporanei ed attirò in poco d’ora nella loro officina tutto il fiore dei liutai italiani di quel tempo, ciò che conferma, senza alcun dubbio, il merito di questi maestri.
5Procureremo di narrare nei capitoli seguenti, come si sia svolto nel XVII secolo tutto il progresso della scuola cremonese, che forse con proprietà maggiore potremmo chiamare scuola degli Amati, perciocchè da quella uscirono i più valenti artefici, e costantemente per tre generazioni questa famiglia ebbe il primato a Cremona. Ciò vuol dire che l’ebbe in tutta Italia e nel mondo, sostenendosi a quel grado fino a che lo Stradivari, scolare di Nicola Amati, non si allontanò dai principii del maestro, creando una nuova scuola e giungendo a quella perfezione che lo rende celeberrimo.
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