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Liutai antichi e moderni: note critico-biografiche, 1885
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1giantissima alla prima maniera dello Stradivari, meno che nelle vernici, che sono molto più perfette, tanto nello Stradivari (e non occorreva dirlo) quanto nel Montagnana, sebbene sieno differenti fra loro. Domenico Montagnana qualche tempo dopo copiò pure le forme perfezionate dello Stradivari e ne imitò il lavoro con una perfezione notevole. I suoi strumenti sono stati spesso confusi con gli Stradivari e basta dire che Niccolò Bianchi, espertissimo conoscitore, s’ingannò egli pure e sostenne contro tutti i francesi che il violoncello di Feliciano David fosse uno Stradivari, mentre era lavoro del Montagnana, e quella polemica s’inaspri tanto, che il povero Bianchi dovè piegare bandiera e andarsene da Parigi.
3Il valore di tali scolari è la prova più convincente della eccellenza della scuola, la quale dopo la morte di Nicola Amati non si mantenne più a quel grado.
5Suo figlio Girolamo fu inferiore a tutti questi altri liutai e non seppe mantenere il prestigio del nome. D’altra parte Antonio Stradivari inventò nuovi principii e introdusse tali perfezionamenti d’arte che superò quanti lo avevano preceduto, quindi attirò a sè tutti i giovani artefici e creò una nuova scuola, dalla quale poi uscirono altri valentissimi.
7Si è detto che il tirolese Jacopo Stainer, il solo rivale che abbiano avuto questi artefici italiani, avesse imparato l’arte a Cremona nella officina Amati. Anche questa voce non è meno infondata di quella che riguarda i violini di Carlo IX e di Enrico IV re di Francia. Iacopo Augusto Otto, eccellente liutaio di Gotha ed intelligentissimo conoscitore, nel 1817 scrisse un libro importantissimo sugli strumenti ad arco, nella quale opera egli analizza minutamente il lavoro dello Stainer e lo paragona punto per punto con quello di Nicola Amati, facendone rilevare tutte le differenze. D’altra parte nella interessantissima monografia del dotto abate Sebastiano
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